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Che bello sarebbe stato il vertice Interpol nella Locride

La polizia fa sul serio

Roma è blindata. Nella zona nord della Capitale c’è un soave sottofondo di elicotteri che da ieri notte echeggia imperterrito tra i palazzoni di Monte Mario. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza sono ovunque, i marciapiedi sono transennati, niente cassonetti (troppo pericolosi), il divieto di sosta è un diktat. Sembra un film, non lo è. Più semplicemente è la ‘candida’ atmosfera dell’Assemblea generale dell’Interpol: 170 delegazioni delle polizie di tutto il mondo sono riunite nello sfarzoso Hotel Rome Cavalieri Waldorf Astoria, interamente affittato ad un prezzo stratosferico che, forse, sarebbe bastato a garantire divise nuove, auto funzionanti e giubbotti antiproiettile all’intero Corpo di Polizia italiano.

Ma non voglio parlare di soldoni. Voglio parlare di un’occasione mancata. Pensate a quanto sarebbe stato bello (e proficuo) se questo mega vertice delle polizie si fosse tenuto in Calabria, terra di ‘ndrangheta e affari loschi, una regione che ha l’intero corpo assessoriale indagato e che – poche settimane fa – ha ‘salutato’ con disappunto lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria per infiltrazione mafiosa. Pensate che bel gesto sarebbe stato. Pensate, se il vertice si fosse tenuto nella Locride, magari a San Luca, con tanto di visita guidata al Santuario di Polsi.

Pensate.

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Oggi vorrei essere giapponese

La voglio! Profuma di cultura

Facciamo un gioco. Anzi: chi mi conosce faccia un gioco. Prenda una mia foto o, meglio ancora, strizzi gli occhi a più non posso e provi ad immaginarmi con 30 chilogrammi in meno, senza barba e con gli occhi a mandorla, “japanese style”. Perché oggi vorrei essere così, vorrei star seduto su una panchina ai piedi della Tōkyō Tower a leggere lo Yomiuri Shinbun, vorrei respirare modernità, vorrei respirare cultura.

Cultura a Tokyo? Sì. Perché oggi i giapponesi festeggiano il Giorno della cultura, una ricorrenza importante, diventata un simbolo del Sol Levante. Un intero Paese, 126 milioni di persone, si fermano per 24 ore e festeggiano la propria cultura: vanno nei musei, vanno nelle biblioteche, vanno a teatro, leggono, pensano, ricordano, recitano, vivono.

E io m’incazzo. Perché il mio Paese – l’Italia – la terra di Dante e di Rino Gaetano, di Petrarca e De André, di Botticelli e Cattelan, di Federico Fellini e Umberto Eco, di Giosuè Carducci e Massimiliano Raffaele, di Pier Paolo Pasolini e di Giuseppe Verdi, della cultura non sa più che farsene.

Vorrei essere giapponese. Incazzato ma giapponese. Solo per oggi.

Il Grillo di Pietra

Toh, un grillo innocuo

Dopo 3 anni e mezzo di assenza dal mondo ‘blogger’ ho deciso di riattivare ‘In poche parole’, un blog che per qualche tempo mi ha dato diverse soddisfazioni. Un po’ sarcastico, un po’ inutile, un po’ matto, tornerà ad intasare le vostre bacheche con il chiaro obiettivo di collezionare insulti a gogo e un mare di vaffa.

Sì, vaffa. Proprio da questa parola, da un termine tanto caro al vecchio Beppe Grillo (o Peppe, come lo chiama il suo ‘picciotto’ Cancelleri) ripartono le mie riflessioni in un giorno glorioso per la politica italiana. No, non c’entra la morte di Rauti. E’ un giorno glorioso perché si concretizza il dopo-Vasto e si dice ‘addio’ a quella foto che è ormai un ricordo per molti (di sicuro lo è per Bersani). Da oggi il nuovo asse della politica nostrana unisce oggetti animati e inanimati: un grillo e una pietra. Da oggi il mondo cambia, dicono i grillini. ‘Hanno paura di noi’, tuonano da casa Casaleggio (o casa Leggio che dir si voglia) senza chiedersi nemmeno il perché.

Il dizionario aiuta e alla voce ‘paura’ si legge: ‘Stato emotivo di turbamento e repulsione nei confronti di una cosa che è o viene considerata dannosa o pericolosa’. Ora avete la risposta tanto osannata. Ma non chiedetemi di spiegarvela, semmai chiedete a Tonino (l’ inanimato di cui sopra).

P.S. Avrei voluto inserire in questo post la foto di un grillo adagiato su un masso, una pietra. Ma poi qualcuno avrebbe detto: Grillo non è un massone. Scusateseèpoco.

Abruzzo, punto.

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Via al Brunettometro!

Vota!

 

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La Marcegaglia e il Monòpoli

Soldi veri!

 

Soldi veri!

 

Ieri un incontro attesissimo tra il premier Silvio Berlusconi e la numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia pare aver dato un po’ di respiro economico alle piccole e medie imprese. Alla base ci sarebbe l’imminente approvazione di un fondo di garanzia per le PMI di 1,3 miliardi di euro.

 

Semi-soddisfatta la Marcegaglia. «Alcuni soldi sono veri, su alcuni punti li abbiamo visti» mentre su altri punti «ci saranno» ha detto la leader di Confindustria tornando sull’appello rivolto al presidente del Consiglio qualche giorno fa da Palermo. «Sono soldi veri – ha aggiunto la Marcegaglia – sia lo stanziamento per il fondo di garanzia così come la compensazione tra debito e credito d’imposta».

Per quale motivo un leader di Confidustria specifica che i soldi sono veri? Perchè un governo dovrebbe promettere soldi falsi? Berlusconi lo ha mai fatto?

De Magistris si candida alle Europee

Il nuovo simbolo della lista Di Pietro

Il nuovo simbolo della lista Di Pietro